Sunday, 28 February 2010

E sia.

Non é una poesia, é giusto che mi piace andare a capo prima che finisca la riga.

Esserci.
Esserci é Il Cammino di Mezzo
Tra l'attitudine di una scarpa col tacco
e la suola rossa
E quel sorriso, traboccante di speranza,
Che si sorride al cielo terso al mattino
Perché si accorge che il cielo c'é.

Come dire?
Un corpo sereno
É stato falena che brucia piano attorno a lampione,
Fatica e sudore, tensione di tendini,
Schiavo del trascorrere, poi amante dell'istante
Poi corpo sereno.
(prima di un corpo c'é una lotta intestina
prima di un verso c'é lo strapparsi della realtá.)

Ci siamo tutti, allora?
Non so.
A tutte le falene piace la fiamma, brilla. Poi si bruciano.
Noi falene del terzo tipo
Che vogliamo la bellezza inafferrabile
Ma non vogliamo certo sporcarci le mani!
Volgarizziamo ció che é bello con una tale tranquillitá...
Non tutti portano i tacchi con stile.

E tu, tesoro,
Hai voluto fagocitare la mia libertá di esserci...
L'intransitivitá é legge!
Ci sono.
(ma anche la legge é funzione: tendo ad esserci.)
non
Ci sono per te.

Cara falena del secondo tipo,
Vuoi lottare ma hai perso l'innocenza del desiderio
Gli devi dare una sciocca parvenza di razionalitá.

E cosí si finisce a dire che le suole rosse sono da puttana.
E sorridere al cielo al mattino é da rincretiniti.

Distruggi la poesia...
Ma ringrazia chi la ricostruisce...
Altrimenti, perso nell'ipotesi di razionalitá,
Saresti ancora lí a implorarmi
Di poggiarti i piedi sul petto
E sorridere.

Sunday, 14 February 2010

Lettera ad un italiano.

Caro italiano,

Questo é un puro esercizio retorico, dal tuo punto di vista, ma dal mio é una cosa seria, e vorrei lo fosse anche per te.
Ti ho chiamato, in questa lettera, italiano. Vuol dire che ti riconosco, ti categorizzo, prima come italiano, poi come tutto il resto. Come padre, figlio, giocatore di calcio, musicista, uomo o donna, etc. Le categorie possono essere pressoché infinite.
Anche io sono italiana, secondo i miei documenti ma, per una serie di ragioni che non sto a spiegare, sono cresciuta lontana dall'Italia, e dico sempre che sono poco italiana, per questo motivo.
Ora, detto ció, capirai anche tu che dell'Italia conosco qualcosa, ma non certo tutto, anche se ci sono ritornata, ancora non comprendo appieno le sue dinamiche, il suo modo di essere, la sua essenza. Ma mi pare di aver capito qualcosa. Tieni presente che non mi permetto di giudicare il tuo modo di fare in quanto italiano, o il tuo modo di pensare, non sono certo nella posizione di giudicare qualcuno. Ma ti faccio un'osservazione: ci dicono che un tempo eravamo solidali, aperti, simpatici. Ora ci dicono che siamo snob, per non dire classisti, guardiamo tutti dall'alto al basso, non mettiamoci nemmeno a parlare di immigrati, o si potrebbe tranquillamente parlare di razzismo, che siamo individualisti ma disillusi, che siamo una societá dell'ognuno per se stesso e contro gli altri ma rassegnati, convinti della nostra incapacitá di manipolare il futuro, é giá tutto fottuto in ogni caso. Caro italiano, non ti pare un controsenso? In una societá individualistica, se questa non fosse contradditoria, allora ogni individuo avrebbe in sé la coscienza che il proprio futuro é nelle sue mani, se non completamente, perché questo é impossibile, almeno una parte si. Se un individuo pone se stesso e i propri bisogni al centro del suo esistere, allora non puó essere rassegnato in partenza perché, in quanto centro del suo universo, molto dipende da lui. E invece questo non succede! Mi sembra tu abbia rinunciato al tuo futuro in partenza, lo guardi con rassegnazione, nel migliore dei casi una leopardiana rassegnazione... E invece no! Bisogna lottare, anche se intorno a noi, quando guardiamo la politica, la societá come un complesso, l'impunitá, l'illegalitá imperante, ci sentiamo tutti scoraggiati nel profondo.
Ma non puoi nasconderti sempre, per ogni cosa, dietro questo muro (un muro di gomma da affrontare) perché, se credi nella tua individualitá, nella tua unicitá, allora non puoi sempre deresponsabilizzarti. Se sei un individuo, se sei il centro del tuo esistere, allora non sei un essere completamente passivo rispetto all'ambiente circostante, sei in grado di agire con discernimento, e quindi hai delle responsabilitá, cosí come hai delle possibilitá. Sei anche tu una parte di questa societá che ti scoraggia, e in quanto individuo puoi modificarla, almeno per quanto riguarda il tuo micro cosmo. Non dimenticartene, caro italiano! Non tutto é perduto, coloro che sono ottimisti non sono solo degli sciocchi illusi, sono anche persone che si sono ricordate che hanno un ruolo attivo, e hanno smesso di nascondersi dietro quel muro, che tanto si contesta ma che fa tanto comodo.
Il comodismo, piuttosto, é quello che rovina l'individuo, lo fa cadere in questa contraddizione cosí radicata, oramai.
Ma la mia, caro italiano, era solo un'osservazione. Prendila un po' come vuoi.

Di Pomeriggio.

Song: Thomas Newman - Dead Already

Lei: "facciamo l'amore". Lui: "facciamo l'amore." Un copriletto chiaro, la luce che filtra ribelle, in quel minuscolo spazio tra le tende e il muro. Ogni tanto sfiora la loro pelle, ma non possono essere piú illuminati di cosí. Arrivano in ritardo, gli orologi non amano e il tempo é stato tradito dalla vita, e ora se vede l'amore corre ancora di piú, pieno di invidia...
Ma il loro presente é troppo meraviglioso, per lasciarlo scappare, lasciare che si perda nell'infinito degli istanti.
Se lo tengono stretto, lo ricostruiscono e rivivono in ogni istanti, e arrivano in ritardo. Perché? perché la bellezza é finalmente davanti ai loro occhi, in ogni cosa, in ogni respiro, in ogni mattonella e in ogni cm di asfalto. La vedono perché amano, questi cuccioli della vita, e si sorprendono, e sorprendono, e sorridono. e fanno tardi, perché la bellezza, prigioniera com'é di ogni istante, é senza tempo. Si amano ed é bello.

Tuesday, 2 February 2010

The First One!

Spero di poter leggere questo post tra un bel po' di tempo e sorridere.
Non é una cosa eccezionale, quella che sto facendo ora. Sto iniziando un nuovo blog, capirai, se ne iniziano milioni ogni giorno...
Ma l'idea é che un inizio fa bene, un ricominciare pieni di prospettive, speranze, voglia di cambiare, se stessi e il mondo intorno.

Ok. Chi mi conosce non ha bisogno di spiegazioni, giá lo sa perché lo sto facendo un'altra volta. Ma é bene ribadire, ogni tanto.
La solita voglia di scrivere (e il solito sentimento di non essere in grado, ma proviamoci uguale!), la sensazione che la realtá ci circonda é in buona parte precostituita, ma é plasmabile. La si puó cambiare, attraverso numerosi mezzi. Uno di questi sono le parole da dividere con gli altri. É una cosa importante, secondo me... Ho sempre l'impressione che il linguaggio sia poco evoluto per esprimere ogni nostro singolo pensiero.. peró se lo usiamo per condividere sempre piú pensieri con gli altri, magari lo spingiamo verso l'evoluzione, e ci capiremo tutti molto meglio. sai quanti progressi, cosí. Utilizzare le parole per capire il mondo che é lí appena fuori dalla mia finestra, e per costruirne qualche pezzo. L'impressione che esprimere i propri pensieri é liberatorio, e la libertá é un valore primario e fondamentale (il mio braccio continua a saperlo molto bene). Primario e fondamentale... cosa importante da ricordare, da sapere, da vivere, soprattutto.
Ecco perché, quindi, un nuovo inizio, per quanto piccino. Ne avevo voglia, fondamentalmente.