Sunday, 28 February 2010

E sia.

Non é una poesia, é giusto che mi piace andare a capo prima che finisca la riga.

Esserci.
Esserci é Il Cammino di Mezzo
Tra l'attitudine di una scarpa col tacco
e la suola rossa
E quel sorriso, traboccante di speranza,
Che si sorride al cielo terso al mattino
Perché si accorge che il cielo c'é.

Come dire?
Un corpo sereno
É stato falena che brucia piano attorno a lampione,
Fatica e sudore, tensione di tendini,
Schiavo del trascorrere, poi amante dell'istante
Poi corpo sereno.
(prima di un corpo c'é una lotta intestina
prima di un verso c'é lo strapparsi della realtá.)

Ci siamo tutti, allora?
Non so.
A tutte le falene piace la fiamma, brilla. Poi si bruciano.
Noi falene del terzo tipo
Che vogliamo la bellezza inafferrabile
Ma non vogliamo certo sporcarci le mani!
Volgarizziamo ció che é bello con una tale tranquillitá...
Non tutti portano i tacchi con stile.

E tu, tesoro,
Hai voluto fagocitare la mia libertá di esserci...
L'intransitivitá é legge!
Ci sono.
(ma anche la legge é funzione: tendo ad esserci.)
non
Ci sono per te.

Cara falena del secondo tipo,
Vuoi lottare ma hai perso l'innocenza del desiderio
Gli devi dare una sciocca parvenza di razionalitá.

E cosí si finisce a dire che le suole rosse sono da puttana.
E sorridere al cielo al mattino é da rincretiniti.

Distruggi la poesia...
Ma ringrazia chi la ricostruisce...
Altrimenti, perso nell'ipotesi di razionalitá,
Saresti ancora lí a implorarmi
Di poggiarti i piedi sul petto
E sorridere.

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