Friday, 5 March 2010

Gli strani modi del desiderio...

Song: The Raconteurs - Steady as she goes

Ascolto la mia mente che costruisce strani modi di desiderare.
Adoro essere acqua tra le tue mani.
La sento pervasa da una vitalitá dolorosa. Quando il dolore ormai fa talmente parte dell'esistere che cessa di essere dolore che ti tormenta, ma diventa qualcosa da cui imparare, qualcosa attraverso cui imparare, un amore alla vita intenso, come l'amore per la notte, magari ti fará male, ma non ci pensi. Una vitalitá dolorosa, ma non ti illudere, é pervasa dalla voglia di vivere. Insomma, un miscuglio di contraddizioni, ma é la parola sbagliata, piú adeguato é definire questa situazione come un incontro di contrari, opposti, che non possono stare uno senza l'altro. E si incrociano tra di loro in un continuo divenire. Panta rei in questi miei nervi d'arpa riassume bene il concetto, direi. Una dinamica continua di contrari dá vita a questa vitalitá dolorosa, perché l'umano é diventato campo di battaglia di una realtá che si costruisce e smonta in ogni istante, un continuo cambiamento. Ed é questo continuo cambiamento che le dá continuitá. Tutto questo accade sull'essere, nell'essere, un po tutte le preposizioni, direi. Perché l'essere interagisce con la realtá in tutti i complementi: ne é parte, ne é il suo riflesso, la costruisce, la smonta, si fa costruire e smontare a sua volta. Ovviamente, siccome non é poi cosí esperiente in questo processo, ma sta imparando, e la realtá non é fatta di perfezione, questo processo implica dolore. Ma poi si inutisce che il dolore non é un'anomalia, bensí una parte integrante di questa realtá che é fluida nel piú meraviglioso senso del termine. E quindi anche il dolore costruisce. Una vitalitá dolorosa, quindi, e il cerchio si richiude con la prima riga, anche se le righe, come il tempo, tendono ad illuderci che sono lineari. Non crediamoci. Sono come la pioggia torrenziale, un po in tutte le direzioni, anche se sempre dall'alto verso il basso... Una delle cose proprie del dolore é la sua acutezza. Non c'é un dolore che passa inosservato: se é cosi allora é perché non era dolore. Ce ne sono certi piú sopportabili, naturalmente, ma c'é sempre un istante, anche se piccolo, minimo, un'unitá fondamentale, un punto cartesiano, in cui non c'é il controllo di noi stessi, solo quella sensazione. Questo istante puó essere minimo, corto prolungato, eventualmente infinito... Chi lo sa. Ed ecco che in questa vitalitá dolorosa sento i miei pensieri, segno della mia vitalitá, in modo piú acuto del solito, graffiano il mio cervello. E anche il tuo pensiero é piú acuto, c'é quell'istante in cui non c'é controllo, c'é solo sensazione. Per un istante, il tuo semplice esistere pervade tutto il mio essere senza complimenti.
Quest'intensitá di pensiero, ti voglio con la stessa intensitá, voglio sentirti con la stessa intensitá con cui il mio pensiero percepisce la tua assenza.
Che potrei dirti... Voglio i tuoi occhi affamati e le tue mani calde.
Una strana vitalitá..