Tuesday, 4 May 2010

Crossing.

Adorava quel ponte. era immenso, un'opera d'arte dell'ingegneria. Tirava un vento fortissimo, faceva fatica a respirare. Salí sulla balaustra, sorreggendosi a uno dei pali della luce della pista ciclabile e marcapiede che correvano a fianco alle corsie per auto e camion, che sfrecciavano al centro del ponte. Nessuno si sarebbe accorto di niente. Si tenne stretta al palo, il vento era incredibile, e la spingeva verso il vuoto. 93 metri piú sotto, l'acqua del fiume che stava gettandosi in mare. Tremava. Poi sorrise. Era stata una lunga camminata, fin lí. Lei che non fumava, aveva fumato un intero pacchetto nella camminata, ed era leggermente stordita. Si strinse forte al palo. Dammi una ragione per non farlo, ti prego. Chiuse gli occhi e sentí solo il vento che fischiava. Pensó ancora una volta, lasció scorrere i suoi pensieri.
Pensó all'amore, per prima cosa. Non aveva certezze, nessuna, nemmeno una, nemmeno l'amore. Ma amava, certo, amava quella creatura. Quello stupido ragazzino, persona cosí incredibile. Amava quella donna, quella donna meravigliosa. E amava anche quell'ultimo essere con cui aveva fatto l'amore, quella creatura che per quegli istanti era stata sua, pura sofferenza e corpo, da condividere insieme. Amore. l'aveva resa un essere migliore, le aveva dato comprensione di sé e degli altri, speranza, completezza. Pensó al futuro, alle sue speranze, alla sua voglia di fare, di progredire, di andare oltre, di guardare il cielo sempre. Pensó a quell'albero verde stagliato contro il cielo blu, in quella salita, in quella cittá, quante speranze. Pensó a quanto era meraviglioso imparare, pensó ai suoi sforzi per sapere, per conoscere, per scoprire.
Pensó al mondo e a tutti quelli che soffrivano piú di quanto potessero sopportare. Pensó a quanto aveva studiato storia, e a come le era sembrata un'ammucchiata di speranze buttate al vento e sogni infranti. "Oguno dei morti di una guerra é morto con dolore. Puoi immaginartelo? É il dolore infinito." Poi pensó all'amore ancora. Alle persone che aveva conosciuto, a quelle meravigliose che portavano avanti la loro vita in quel preciso istante. Quanto le avevano insegnato, quegli umani...
Pensó alle cose che voleva fare, tipo andare ad abitare in un'isola sperduta in Polinesia, fare surf, scrivere, scrivere ancora. Poi pensó di nuovo all'amore. I suoi genitori che l'avevano amata, i suoi fidanzati che l'avevano amata, i suoi amici che l'avevano amata. E sentí quel crampo allo stomaco: quell'amore che non bastava. Ogni delusione, ogni piccola cosuccia insignificante del quotidiano, un taglio, una ferita. Lotte perdute, un mondo insostenibile, il compromesso con la soffrenza altrui, l'arrendersi alla mediocritá. La sofferenza che aveva causato e che avrebbe causato ancora. Un infinito male di vivere, ma lei un essere finito, incapace di sentire cosí tanto e continuare a vivere. La serenitá l'avrebbe abbandonata, e se non l'avesse fatto sarebbe stato solo perché avrebbe accettato di far finta che quella sofferenza non c'era. E non poteva negarla, non riusciva, le mancava il fiato, le dita le tremavano spesso sulla tastiera quando cercava di lottare per incanalare quei pensieri... La vita davanti, aveva. Davvero? Un'immensa vita, un immenso vuoto, una sofferenza infinita. Se non voleva essere un umano atroce, doveva diventare un umano mediocre. Sentire la costante pressione su di sé dell'insoddisfazione che domina gli umani, perché non sono atroci, o geniali,o eroici, ma solo mediocri. Non c'é gioia di vivere, nel vivere, solo il costante essere al limite, al punto di svolta, all'angolo, e invece no, intrappolati dal sopravvivere civile.. Oppressi, oppressori, soppressi. Il vento era piú freddo, ed era stanca della sua razionalitá mancata.

Un miracolo, essere vivi, che cosa meravigliosa era, vivere. Era troppo bella per essere distrutta dalle sofferenze di ogni giorno, che ci logorano, ci rovinano, e noi facciamo finta di niente, ma alla fine ci ritroviamo svuotati. Faceva fatica a respirare, il vento era troppo forte. Amava la vita, provava amore per certe persone, ma anche un amore indistinto per l'esistenza, per l'atto di esistere, per ogni creatura, per ogni corpo che vibrava, per ogni fiore. Non voleva rovinare quella sensazione meravigliosa vivendo una mezza vita, sprecata a scendere a compromessi con la stessa incapacitá umana di andare oltre uno stupido livello di mediocritá. E non voleva rovinare quella sensazione meravigliosa di essere pervasa dall'amore, pura vitalitá, pura voglia di esistere, di essere un vero essere vivente, lí, in piedi su quella balaustra, in quella giornata di sole. La sua vitalitá si sarebbe impressa nel vento. Aprí gli occhi e il Sole la accecó per un momento. Sentí il cuore batterle forte, che bello, essere vivi, cosí vivi, cosí pronti a esistere, a sentire ogni vena e muscolo pulsare fino a sentire dolore. l'adrenalina le pervadeva il sangue, e sentiva, sentiva, e sentiva ancora, era puro esistere, sentire, corpo e mente, una cosa sola. Chiuse gli occhi, e si lasció andare. Il vuoto la circondava, ma era nel vuoto che il suo esistere, amare, essere, poteva espandersi fino all'infinito negato da un'esistenza mai completa. Il contraccolpo del vento le bloccó il respiro, era solo verde acqua, una goccia d'acqua sul viso, poi infinite gocce come infiniti coltelli. Un ultimo soffio d'aria nei polmoni, immagini, sensazioni, odori, un ultimo pensiero, ogni istante é stato meraviglioso. E morí.

1 comment:

  1. Ahh meu amor...
    mas passa...so demora, faz estragos, dói mas passa e a gente continua..conserta e se cura....naquela grande montanha, né?=]

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